“EUROPA: FEMMINILE PLURALE. Women on Board in Italia e in Europa” Bruxelles, Parlamento Europeo, 9 dicembre 2014

L’evento “Europe: feminine plural” promosso da Alessia Mosca e tenutosi il 9 dicembre 2014 a Bruxelles nella sede del Parlamento Europeo, ha rappresentato un momento importante nella riflessione sulla presenza delle donne nei luoghi decisionali e di potere.

 Fin dai primi interventi, è emersa chiara la necessità di scindere la questione delle quote da una visione solo femminile, declinandola piuttosto come questione di genere trasversale, connessa al più ampio tema del cambiamento sociale, inteso in termini di sviluppo e crescita economica. Gli interventi che si sono susseguiti hanno, infatti, sottolineato come il discorso pubblico sul tema della rappresentanza e partecipazione delle donne nei luoghi di decisione non possa oramai più prescindere dal considerare l’immagine multidimensionale della riorganizzazione dei processi e luoghi di decisione.

L’eurodeputata Sylvie Goulard ha riassunto bene la questione sottolineando come quella che non è più solo una battaglia teorica sia ormai diventata una battaglia per i diritti ma anche e soprattutto per una crescita e uno sviluppo più consapevoli. Esigibilità dei diritti delle donne e crescita economica si accostano quindi ormai definitivamente nella riflessione sull’impatto che le politiche organizzative ed economiche possono avere, non solo sulla vita delle donne, ma sulla vita di tutti. La diversità, in quanto concetto multidimensionale, porta quindi necessariamente ad un miglioramento dei risultati e degli impatti di ogni processo produttivo. Pertanto, dal guardare la questione di genere secondo quest’ottica, emerge chiaro come il riconoscimento dei diritti non sia solo giusto, ma anche utile. È sempre più evidente come una riduzione delle disuguaglianze in relazione ai diversi livelli di accesso ai luoghi decisionali e di potere non possa che rappresentare anche un miglioramento e una maggior sostenibilità degli impatti in termini di sviluppo di capitale sociale.

In tale svolta concettuale e dialettica si inserisce il lavoro portato avanti in Italia da Lella Golfo (Presidente della Fondazione Marisa Bellisario) e Alessia Mosca, in quanto autrici della Legge italiana n° 120/2011 (rinominata appunto Legge “Golfo-Mosca”), nonché il lavoro congiunto a livello europeo sulla progetto di Direttiva “Women on Board” adottato dalla Commissione Europea il 14 novembre 2012.

Il modello della diversità come portatrice di innovatività e sviluppo ha permesso a relatrici e relatori di sviluppare connessioni teoriche e pratiche con il tema del dialogo intergenerazionale, inteso in termini di scambio di competenze, riconoscimento del merito e cambiamento negli scenari di futuro immaginati da donne e uomini in un contesto di conciliazione vita/lavoro. Il potenziale trasformativo e innovativo della costruzione congiunta di saperi nuovi è stato riconosciuto come elemento fondamentale del percorso che deve guardare al cambiamento sociale e alla produzione normativa come due percorsi non più solo paralleli, ma fortemente intersecantesi. In questi termini, infatti, sia la Legge “Golfo-Mosca” che il progetto di Direttiva “Women on Board” si pongono come esempi meritevoli di un modello di costruzione e promozione della cultura delle che si presenti come time-framed e basato sul merito. La caratteristica di finitezza che caratterizza i due dispositivi incita infatti alla necessità di comprendere le quote come questione che esige un cambiamento sociale susseguente: cambiamento normativo e sociale non possano che andare di pari passo per non svuotare di significato la norma stessa.

Come ricordato da Alessia Mosca e in dettaglio commentato sia da Monica Parrella Dirigente del Dipartimento Pari Opportunità (che ha il mandato istituzionale di monitorare costantemente l’applicazione della Legge sulle quote), sia da Paola Profeta dell’Università Bocconi di Milano, in questa fase l’Italia si pone all’avanguardia in Europa sulla battaglia pratica per la rappresentanza dell’uguaglianza di genere nei luoghi di decisione e di comando, come dimostrano i dati enunciati durante la conferenza relativamente all’impatto della Legge “Golfo-Mosca”: le donne sono aumentate nei CDA sia delle aziende quotate (+22%, a fronte del 20 % richiesto dalla legge) sia delle imprese a partecipazione pubblica (+24%).

D’altra parte, l’ottimo risultato ottenuto non può distrarre dal lavoro che ancora è necessario fare, in un’Europa che, da un lato, ha accolto con difficoltà il progetto di Direttiva “Women on Board” ben raccontato da Viviane Reding (che, nella sua veste di allora Commissaria Europea è stata colei che ha promosso e sostenuto una Direttiva comunitaria sul tema), dall’altro, è ancora foriera di esempi poco vincenti rispetto all’utilizzo delle quote per le donne (si veda il caso della Norvegia).

Le quote, seppur time-framed e basate sul merito, non possono dunque essere considerate la bacchetta magica che risolverà la questione di genere nei luoghi di potere. Soprattutto se, come ha ben chiarito Joanna Maycock (Women’s European Lobby), si continua a parlare della mancanza di donne nei luoghi di decisione e non si cominciano a esplicitare quelli che sono i problemi che a tale mancanza conducono, primi fra tutti il sessismo.

Proprio a partire dalla riflessione che il lavoro da fare sia ancora tanto, la conferenza ha dato anche spazio a coloro che già operano in Italia e in Europa, ossia che già hanno cominciato a lavorare per cambiare i futuri disponibili con altri futuri possibili, sia attraverso azioni progettuali, sia con ricerche e analisi di approfondimento (per informazioni si consultino gli Atti della conferenza).

Uno spazio di visibilità è stato dato, tra gli altri, anche al progetto “Il rosa e il grigio”, promosso dalla società S.&T. grazie al finanziamento del Dipartimento per le Politiche della Famiglia e di cui è stata messa a disposizione una scheda di sintetica descrizione. Il progetto si pone in piena coerenza con quanto sottolineato da diverse relatrici: infatti, molte, prima fra tutte Viviane Reding, hanno fortemente sostenuto il valore del passaggio intergenerazionale quale strategia vincente e auspicabile per aumentare la presenza femminile nei CdA, affidando alle giovani i risultati finora raggiunti affinché nuovi ambiziosi obiettivi siano perseguiti.

Ultimo tema sul quale sono state spese parole significative è rappresentato dalle antiche e nuove narrazioni relative alla leadership, in particolare femminile. Esiste una leadership femminile? Se si, quali caratteristiche ha o dovrebbe avere? come si concilia con un modello di leadership maschile? La leadership prescinde dai generi o è in essi incarnata, secondo modalità e attitudini che si ripetono? Al di là della risposta a queste domande, che continuano a rappresentare uno spunto fondamentale per la riflessione pubblica sul valore creativo delle relazioni di genere, la conferenza “Europe: feminine plural” ha offerto una significativa opportunità di confronto in merito a quali debbano e possano essere dei modelli di leadership validi e competitivi: dalla riflessione sull’etimologia del verbo potere proposta da Riccarda Zezza, alla particolare rappresentazione del potere femminista di Joanna Maycock, fino al modello di potere scevro da pregiudizi inconsapevoli enunciato da Tommaso Arenare. Potere dunque come empatia e concretezza, potere come creazione, potere come intenzionalità di costruire e includere, potere non più come privilegio settario ma come opportunità.

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